Lasciar andare l’ansia

EFT-i Emotional Freedom Techniques- integrata
Tesi
Anno Domini 2025
Nicole Pagliarini
“Una memoria perfetta non è efficace, è implacabile”
Sergio Della Sala

….un ansiasso sopra l’altro….
….natura immanente maestra…
…Panta rei…

CHI SONO, COSA FACCIO… INSOMMA IO
Al tutto mancherebbe un perché esisto, ma sarebbe sconveniente dare una risposta alle domande
esistenziali per eccellenza. In parte perché a dire il vero e a volerla dire tutta non lo so nemmeno io e
in parte… perché pochi illuminati lo sanno.
Molti di noi si chiedono qual è il senso del tutto ed anche lì ritengo assai improbabile nonché illegale
provare, anche solo alla mercè di un sapere assai limitato, a rispondere. Ci ha provato Camus con il
mito di Sisifo e certamente prima di lui Greci, Romani, le migliori testine di ogni epoca di ogni stile e
religione addirittura cantanti, ma la realtà è che è molto difficile saperlo giacché spesso confondiamo
contenuti con sensi. Facciamo così allora proviamo almeno a dare delle cornici di senso al senso che
cerchiamo…se lo cerchiamo. Cosa non scontata né, azzarderei, facile o di interesse generale.
Soprattutto quando frughiamo con permesso tra le pieghe della memoria del tempo e dello spazio alla
ricerca antropologica e archeologica di noi stessi.
Ebbene in parte posso cercare di mostrare chi, cosa, come, se reale o percepita, sono.
Sono alla ricerca.
Ecco cosa sono.
Alla ricerca.
E sul mio cammino un giorno in un momento e modalità del tutto inaspettati ecco che si paventa una
delle tecniche che, speranzosa, ma pur sempre e per definizione scettica, mi apre ad una nuova
prospettiva, seppur in parte conosciuta, di aiuto a me medesima (e non è facile datemi retta! Non ho
alcuna diagnosi di ADHD, Asperger o altro sul generis, anche se a voler essere intima con voi che mi
leggete di tratti ossessivi si, assolutamente, e di una mente compulsiva insaziabile alla conoscenza,
errante, sabotante, vivida per ciò che concerne l’immaginazione livello avanguardista, acuta su tutto
ciò che di sbagliato forse utile e allo stesso momento inultile c’è, anche) e cosa non da poco agli altri.
Ai miei pazienti, a cui ogni giorno per molte ore dedico il mio tempo. Naturalmente ricordando
gentilmente loro che è poco, e tendenzialmente mio il tempo dico, dunque non solo di farne buon uso,
ma soprattutto di non sprecarlo né abusarne. Ah certo dopodiché commossa ringrazio.
Ebbene dicevo chi sono.
Anzi facciamo così chi NON sono!
Non sono sintetica, non sono docile, non sono pensatrice con la testa di altri né tantomeno per altri,
non sono sempre malleabile, né bella, né stupida o oca, non sono una procrastinatrice, non sono una
gatta morta, non sono servizievole, ma nemmeno cattiva, avida invidiosa o torva. Anzi ancora oggi
resto a tratti fregata. Spesso perché mi distraggo se non sono interessata. Se ciò che accade o chi lo fa
accadere non mi convince, accoglie, stimola alla riflessione, oppure fa il gioco della demagogia o
dell’autocrazia o altro io mi distraggo, non considero ciò che accade; insomma vago altrove.
Immaginate ora come io stessa, partendo da questi presupposti, debba impegnarmi per tenermi
sempre viva!In parole povere un’odissea dello strazio. Va detto. Insomma divago. Si perché ahimè ciò
che non sono è essere capace di non divagare, dilungarmi, diventare prolissa, noiosa!Vi assicuro
amici, non è solo per infastidire o provocare…no!È che la mia mente, il mio corpo e la mia anima
viaggiano. Vanno. Il problema è sempre sapere dove, e riportarli qui….
Dicevamo chi sono e cosa faccio.
Ve ne racconterò bravamente e brevemente perché ho capito (e questa tesina in realtà a tratti è una
narrazione autobiografica per la felicità degli amati Egizi) che nel mio caso fatico a scindere le due
identità benchè ne sia consapevole e al corrente.
Nasco nell’amata Svizzera nel 1979 (i calcoli fateli voi, ma poi per cortesia soprassiedete) in dicembre
motivo percui forse in parte prediligo il caldo e ho spesso freddo. Cresco, studio in parte applicandomi,
in parte divagando nelle varie direzioni (uffici intendo) delle scuole che frequento. Dopo attente
valutazioni, da parte paterna soprattutto, entro a grandi falde e molto risentimento nel mondo della
fisioterapia giurando a me stessa, e con rancore a papà, che la filosofia prima di tutto (“i filosofi
muoiono di fame” cit. papà), la psicologia (“vorrai mica curare i matti” cit. sempre papà) e la medicina
orientale (ci mancava questa) sarebbero entrate di diritto boicottato nella mia giovane ai tempi vita
nonché nella mia professione (va detto poi a onor suo che non solo il mio dipartito purtroppo papà ha
visto lungo, ma che è sempre stato il mio più grande fan e cavia…dopo…che le cose erano fatte
ovviamente. Grazie papà ti ho sempre voluto un bene immenso e buon cammino).
Così oltre a lunghi studi di Counseling a indirizzo Psico-Filosofico, studi quadriennali di Medicina
Psicosomatica, studi di specializzazione varie in medicina interna e muscoloschelettrica, fasciale (si!
Sono per voi una miscredente! Provengo dalla medicina tradizionale occidentale che non demonizzo
e che integro con la medicina tradizionale orientale e complementare come Ippocrate faceva!), studi
di didattica e pedagogia (qualcuno ha avuto la malsana idea, oggi lo dicono in quanto mi ritengono
sovversiva al sistema, di propormi una, diciamo così, scrivania/cattedra di docenza all’università nel
Bachelor di Fisioterapia con incursioni nell’Etica professionale) studi di ipnosi, studi di MTC e Jin Shin
DO® , oggi mi ritrovo con uno studio privato mio, bella gente che lavora bene con me una docenza
all’università e soprattutto la voglia non solo di studiare, approfondire, saziare la mia mente ingorda,
migliorare, perfezionare il mio lavoro dedicando, a chi viene da me, una presa a carico a più gradi
possibili. Glielo devo e soprattutto lo devo a me perché in fondo ho imparato ad amare il mio lavoro e
tanto anche se non è stato e non sempre è facile. Stoicamente, filosoficamente, parlando.
E l’ho sempre sempre cercato, il senso dico, di ciò che faccio e di ciò che sono e se è vero che non so se
esista, so che una delle regole che Seneca e i suoi compari insegnavano bene era che solo su quattro
cose abbiamo un vero controllo nella vita, ovvero come intendiamo comportarci con gli altri insieme
a il nostro carattere, le nostre azioni e le nostre reazioni. Tutto il resto ahimé e per fortuna non dipende
da noi. Suggerivano inoltre di applicarsi a queste quattro essenziali regole con le virtù stoiche di
coraggio, saggezza, temperanza e giustizia. Così ho deciso di vivere, lavorare, stare.
Vedere, sentire, percepire, curare, seguire, ascoltare, dare, prendere il più possibile.
In questa ricerca dunque per ampliare me stessa nelle mie identità, possibilità (che comunque mi è
costato anche parecchio in termini non solo economici, ma anche fisici e psichici… capite che passare
da una velocità oraria di 100000000000000000 km a 10km è come dire…inquietante) arriva
durante un corso (e durante le mie sedute di EMDR) di Zen Stretching® questo nome, un tale Fredi
Andrea (non è teutonico per nulla) e soprattutto lo spiegone di una tecnica che non pensavo fosse
aperta a tutti. EFT. Ti ho trovata o meglio sei arrivata!
Il dopo lo conoscete se mi leggete qui.
Ti incuriosisci, vai a fare ogni sorta di ricerca online, cerchi di capire se questo qui è attendibile, se ci
sono recensioni, quanto costa, se puoi usare la tecnica, se puoi integrarla in ciò che già fai, che numero
di scarpe ha, eccetera e poi scrivi la virtuale missiva, ti metti in contatto e inizi. E arrivi alla fine. E
poi dopo aver letto diversi libri oltre al suo, di Callahan, Craig, Wells, Di Spazio, Seneca, Marco Aurelio,
Rovatti e chi più ne ha più ne metta hai il blocco dello scrittore perché devi redigere queste pagine in
cui narri di momenti intimi e magici con la tua paziente che in realtà vorresti restassero solo vostri
tanto sono stati belli.
Ma le ho chiesto e segretamente promesso che avrei scritto di lei, del suo coraggio, della sua sofferenza
e della straordinaria dolce donna che è sempre stata e che ora finalmente con un filo di reverenziale
timore comincia a ri-conoscere e vedere.
A te dico GRAZIE DELLA FIDUCIA.

E FU COSÌ CHE ANSIASSO PRESE FORMA…
Durante le sedute con una splendida persona a Lei (sarà così che chiamerò colei di cui narro… e forse
in altri modi, ma capirete che è Lei) molto cara vengo a conoscenza di una piccola parte della sua
storia, della sua sofferenza e della sua ansia e mi viene chiesto se sia possibile che anche Lei possa
venire da me per eseguire uno o più trattamenti di Jin Shin Do® per l’ansia. Questo è quanto. Nella mia
immensa magnanimità e apertura rispondo e mi cito :”Ah e perché non dovrebbe? Le dai il mio
numero, Le dici di chiamare e se è pronta e si fida che le cose restino tra noi e io ho voglia e tempo La
vedo volentieri” l’interlocutrice che è una persona fine, gentile e delicata e non una bifolca dal cuore
di panna come me risponde: ”Ok va bene volevo solo sapere se poteva” e si scusa. Fine di una breve
parentesi mia tristissima e inizio di una bellissima riscrizione.
Chapter 1
Dunque avviene così che prendiamo il primo, di allo stato dello scritto sette effettuati, appuntamento.
Sera, ore 18 la porta si apre ed entra una ragazza, 31anni, bella, alta, dallo sguardo molto dolce con
quella punta di malinconia nostalgica che puoi scorgere e percepire bene perché tu la malinconia
nostalgica ce l’hai addoso come un vestito comodo, siccome sei abituata ad indossarla ed ora la
abbracci con tenerezza.
Parliamo, le spiego cosa faremo e come, facciamo un giro di SET per apprendere la localizzazione dei
punti e Lei con fiducia accetta. E la spavento subito, dicendole che sono felice che Lei sia qui e che da
questo viaggio non si torna indietro.
Mi racconta di un evento estrememte sconvolgente e triste che tocca la sua giovanissima vita all’età
di 12 anni. Il giorno dopo il rientro da un viaggio di famiglia in Italia che ricorda essere stato molto
bello, il suo papà esce per compiere un giro in bicicletta e muore per un arresto cardiaco che non lascia
scampo non essendo nemmeno testimoniato. È atteso per pranzo, ma non rientra e nessuno sino alla
sera riesce né a rintracciarlo né a sapere dove sia e come stia. Una donna di passaggio con il cane trova
l’uomo e allerta la polizia. Il nonno materno è in polizia, viene contattato perchè il paese è piccolo e
tutti sanno tutto, riconosce il corpo senza vita e si reca poi da sua figlia acccompagnato dalla sua
seconda figlia, a portare la nefasta notizia. Lei ricorda il momento, ricorda lo strazio della mamma che
sviene appena la porta si apre, vede suo padre e sua sorella e soprattutto capisce. Anche Lei seppur
piccina capisce cosa succede, osserva tutta la scena dal divano dove è seduta girandosi e poi va in
camera dove si rannicchia sul letto.
Questo ricordo traumatico le provoca ancora oggi tristezza, ansia e angoscia accompagnate da un
respiro corto, dispnoico associate a lacrime che cominciano a sgorgare senza sosta rigandole il viso e
segnando di nuovo una tacca sulla pietra della sofferenza. Facciamo così un primo di giro di EFT-i
generale allo scopo di diminuire la durezza del ricordo senza entrare ancora nei particolari e portando
la scala SUD da 9 a 7. Limite di massima tolleranza per poter accedere ai dettagli, ai fotogrammi della
scena. Le chiedo se si sente di andare nel particolare e se riesce a gestire l’ansia e l’angoscia che pesano
molto e la costringono nella zona dell’addome sotto il plesso solare. Come un sasso che porta ansia.
Come un macigno. Come una pietra. Facciamo però dapprima un altro giro di EFT-i per diminuire
specificatamente la sua ansia e la paura di ciò che prova e succede in terapia (da anni si reca in terapia
dapprima in presenza poi online per lontananza, ma riferisce che questo incontro è molto provante e
sicuramente ha un approccio nuovo, diverso, incisivo perché non viene chiesto di riflettere, ma di
accedere ad un bagaglio emotivo che a tratti è stato dimenticato per salvarsi) e dopo il giro tutto ciò
che la sta scombussolando si calma ancora di un punto.
Le chiedo così, accompagnandola con tecniche di respirazione specifiche (utilizzando anche il punto
clavicola) nonché di preparazione alla trance ipnotica in cui però non è importante che vada, di
osservare la scena dall’interno, senza dissociazione se può, e garantendo le mie massime presenza,
attenzione, intenzione e accoglienza oltre che protezione.
Le chiedo se nella scena che ha osservato ricorda un particolare che la attiva tra qualcosa che vede,
sente, percepisce, se è un odore, se ha un gusto e le spiego che non è importante per il subconscio se
sia reale o immaginario. In effetti per il nostro sistema cerebrale non lo è e la rassicuro sul fatto che
in ogni caso ciò che è troppo non emerge subito e non emerge sempre almeno finché non si è pronti a
tollerarlo e gestirlo in maniera accettabile.
La scena si focalizza sul fotogramma in cui la porta si apre e la mamma sviene. E Lei è inerme,
impotente davanti a tutto ciò e non può fare nulla per aiutare la sua mamma e questo genera un disagio
profondo. Ad oggi consciamente noi sappiamo che una bambina non avrebbe potuto fare nulla perché
in estrema sintesi nessuno avrebbe potuto anche come adulto, ma in quel momento vivo ancora oggi
nella profondità dell’abisso emozionale non importa. Importa solo lo stare male.
Facciamo un altro giro di EFT-i ripetendo spesso la frase di richiamo basata sul forte disgaio dato
dall’impotenza dove la scala scende ancora e Lei mi dice che in realtà la cosa più forte che esce dal giro
è che in tutta la scena vi è una cosa vivida e forte e che non l’ha mai mai percepita in tutti gli anni di
vita e tarapia fatta e che questa cosa in effetti la attiva e l’ha attivata in molte situazioni senza sapere
da dove venisse.
Il suono del campanello della porta.
Ecco la prima capsula estremamente cristallizzata che la incalza da che ha dodici anni e su cui se ne
sono costruite forse molte altre. Ha quasi un pudore stupefatto nel raccontarmi del suono del
campanello (non vi aveva mai badato anche se era li), ma le spiego invece di come sia stata brava e
coraggiosa a notarlo, fissarlo, riferirlo e così facciamo un nuovo giro specifico sul suono del campanello
che Lei ricorda così bene e che le chiedo di descrivere nei minimi dettagli. Forte, acuto, vicino oppure
lontano, viene da destra da o da sinista, e le chiedo che emozione, sensazione le dà e dove nel corpo.
Ritorna così la forte sensazione di ansia “come un sasso pesantissimo nell’addome”. Lo chiameremo
nel giro, intuitivamente, Ansiasso e cerchiamo di far si che possa cominciare a osservarlo da vicino e
farci pace.
Il giro va molto bene come gli altri non porta a una SUDS di zero bensi di 2-3, ma non lo desidero
neppure in prima seduta. C’è tempo, ci vuole una ferma dolcezza, ci vuole pazienza (ultima virtù ad
andarsene dopo speranza) bisogna conoscersi e conoscere come funziona e inoltre Lei è
comprensibilmente stanca, stravolta, ma comunque contenta di ciò che ha fatto e vissuto. Le è stato
richiesto molto coraggio, molta temperanza, molta saggezza, molta giustizia e molta fiducia.Virtù
autentiche, ma costose in termini di energia. Eppure Lei si è posta al servizio di se stessa perché sente
che ora è più che mai convinta ad andare fino in fondo con l’obiettivo meritato di stare meglio. Ci
congediamo con un altro appuntamento in calendario a distanza di una settimana e con i compiti da
eseguire a casa cioè, lasciare che tutto sia e lavori nel limite dell’accettabile e esercitandosi con EFT-i
e vi dico già ora che da perfetto ingegnere quale è Lei si è allenata molto!Le chiedo inoltre di avvisare
la sua terapeuta del nuovo trattamento iniziato e di chiederle se è in accordo con la sua terapia.
Ritengo questo processo fondamentale se si vuole la persona e il suo benessere al centro e se si
desidera che la paziente non si trovi al centro di schermaglie tra professionisti poco utili e evitabili. E
da ultimo, ma non meno importante, le confermo la mia disponibilità a rispondere al telefono a
eventuali domande, dubbi, preoccupazioni, malesseri durante la settimana che la incupiscono. Le
chiedo altresì di dirmi come si è sentita dopo la seduta e se ha dormito.
Ci tengo comunque inoltre a precisare che durante le sedute effettuate abbiamo anche eseguito delle
parti di Jin Shin Do®: tecnica per me fondamentale che permette come EFT-i di muovere energia nei
meridiani starordinari, organici così come nelle corazze ben descritte dal Wilhem Reich e soprattutto
di mantenere ancorata (nonostante la possibilità di sviluppo della trance per tecnica Eriksoniana) la
paziente nel qui e ora. Abbiamo inoltre utilizato le Tecniche Avanzate di Processo (TAP) e Tecniche di
Alchimia Interiore (TAI) queste ultime apprese durante le sedute.
Chapters 2,3,4,5
Una settimana e altre settimane durante e dopo stesso posto stesso… no non mare, ma studio.
Durante la settimana così come nelle settimane dopo le sedute ci siamo sentite perché come previsto
tanto si è mosso e ha scatenato le ire di Ansiasso in tutte le sue magnifiche declinazioni. In fondo
sappiamo che il cervello non ama davvero i cambiamenti perché questo richiede molto sforzo e energia
e soprattutto vi è la questione identitaria che non lascia scampo e mette paura. Lasciare la zona di
comfort nonostante sia satura di sofferenza è comunque un terreno conosciuto mentre le lande del
cambiamento sebbene feconde di novità non lo sono. Cominciamo da lì, da ansiasso e dal gesto
simbolico che nella seduta precedente le ho proposto di fare ovvero materialmente prendere un sasso
quando trovava quello “giusto” chiamarlo ansiasso eseguire EFT-i in situazione e osservare senza
giudicare cosa capitava stando con tutto ciò che poteva arrivare consapevole di aver fatto esperienza
ed essere sopravvissuta.
Recenti e numerosi studi di Benedetti in primis papà italiano della scoperta dell’effetto placebo e
nocebo e grandissimo ricercatore hanno dimostrato come il creare rituali sia estremamente efficace
per il nostro sistema nervoso centrale, tanto da avere individuato un notevole aumento
dell’attivazione di zone cerebrali deputate al controllo emozionale nonché al rilascio di sostanze
ormonali neurochimiche fondamentali per il benessere organico.
Il rituale che chiediamo con EFT-i, per ciò che concerne i campi semantico, attentivo e cinetico e i
circuiti neuronali che associano questi processi, è a mio giudizio e empiricamente parte integrante
e fondamentale della sovrascrizione che si effettua a livello subconscio.
Di ciò, e studiando molto la questione, sono convinta. Energia e
neuroscienza insieme una cosa non esclude l’altra, la fortifica.
Ma torniamo alla seconda seduta e a quelle successive. Le chiedo come sta. Non benissimo, ansiosa,
agitata anche se è contenta di ciò che ha vissuto la scorsa seduta perché è sempre più certa che ora
desidera stare bene (ansiosa nella vita, negli studi, nel lavoro insomma esistenzialmente ansiosa) e
su cui in parte torniamo con un giro diretto e secco alla fine del quale mi dice che rispetto anche
all’episodio del papà è più contestualizzata, ma che in realtà oggi desidera lavorare su un tema che ci
terrà compagnia per le prossime 3 sedute e che la angoscia e la fa stare male parecchio. Motivo percui
ho raggruppato le sedute e cercherò di raccontarvi in queste righe a venire (diversamente le pagine
diventerebbero davvero molte!).
La relazione con il suo compagno.
Le chiedo di picchiettare il punto Karate durante il racconto e di seguirlo passo passo. Sta insieme al
suo compagno da diversi anni, convivono in un appartamento che le piace, ma in un posto che Lei non
sente come casa e in cui si sente un pò estranea. Primo nodo su cui facciamo un giro per capire se
durante il racconto si possano sciolgiere altri nodi, altre previste capsule spaziotempo. Riferisce che
in realtà Lei non desidera passare li la sua vita sebbene lo desideri con lui, ma vorrebbe rientrare dove
ha sempre abitato.La questione è che per fare ciò, anche in previsione di formare una famiglia ,è
importante che lui attui dei cambiamenti importanti ai fini del benessere della coppia e ha
l’impressione che lui non stia facendo abbastanza e questo lo vive come poco rispettoso degli sforzi
che lei, invece, ha fatto. La questione è anche che Lei non è una persona che riesce a esporre le sue
motivazioni, se necessario arrabbiandosi, quando di fatto dentro di sé prova rabbia. Mi confida che da
sempre Lei è così e reagisce così; non si mostra arrabbiata anche se lo è profondamente e a ragione
magari, ma non lo evidenzia, lo trattiene perché teme di offendere l’altro offendendo così per contro
se stessa. È sempre stata molto brava e buona sarebbe un peccato cambiare ora, ferire o far stare male
le persone e alla fine restare di nuovo sola senza una persona importante rischiando così di non
sopravvivere. Rivediamo la situazione con un giro carico approfondendo anche da dove sia nato tutto
ciò. Torniamo allora al campanello che sancì definitivamente la morte del papà e del suo non rientro
a casa dunque ad una mancata forma di sopravvivenza personale inconscia legata anche al disperato
tentativo percui “se mi comporto bene non succederà la stessa cosa alla mamma che è svenuta quando
ha saputo La brutta cosa. Se sono brava la mamma non muore, resta con me e io mi salvo” (questo in
estrema sintesi il discorso e ancora una volta, vallo tu a spiegare ad una bambina e al suo abisso
profondo che lei non osa abbracciare, anche se poi finalmente lo farà, che non è così e che anche di
fronte all’evidenza di una mamma splendida e presente, può stare tranquilla. Non funziona così
purtroppo spesso).
Nel JSD® così come in molte altre tecniche è chiaro che ogni emozione repressa verrà poi raccontata
in un sintomo o in una corazza. Facciamo allora un altro impegnativo giro di EFT sulla incapacità di
esprimere la propria contarietà e la propria rabbia e sull’impossibilità di dare voce all’indicibile come
tentativo di dare voce a sé e al proprio abisso. Molte lacrime, molto pianto perché dice di rendersi
conto come questo non sia sempre corretto verso se stessa e verso quella bambina che era riuscita,
nella prima seduta, ad andare ad abbracciare nella stanza da letto in cui era rintanata e dicendole che
Lei, ora, sarebbe stata li sempre per ascoltarla e accettarla e non sarebbe mai più stata sola. Il giro e
le classiche efficaci frasi di preparazione nonché di richiamo in cui la invito ad accettare anche questo
lato di sé come pure accettarsi così come si è o almeno iniziare a farlo perché tutto passa, scorre,
cambia non è permanente e statico mi aiutano e suggeriscono in maniera autentica e istintuale (uno
splendido spunto per la mia mente errante, scimmiesca e disobbediente al dogma!) una via di
riflessione su quale è in realta il nocciolo della questione; ovvero cosa la ferisce maggiormente? “Se
dicessi quello che penso veramente cosa si penserebbe di me? Lui mi vorrebbe ancora se dovessi
cambiare? Oppure no, mi lascerebbe e io sarei sola?”
Considerate che tutto questo immenso lavoro è avvenuto in quattro sedute di un’ora, un’ora e mezza
effettuando anche 3-4 giri di EFT-i a volta o di TAI o di TAP e di JSD®…19 anni di dolore condensati e
elaborati in 4 sedute. Una magia. Una caparbietà, un coraggio, una presenza la Sua, straordinarie. Ha
abbracciato l’abisso entrandoci, ha parlato spesso con il suo compagno che se possibile la ama ancora
di più e ha compreso, si è arrabbiata (!!!) e non si sono lasciati, ha pianto, ha avuto paura e tanta, ha
sofferto di ansia, ha avuto molti dubbi di cadere di nuovo di non farcela, di cedere, di tornare indietro,
di non conoscersi più, di perdersi, non ha dormito, ma lo ha fatto. Le dissi una volta con il cuore in
mano dispiaciuta e consapevole della sofferenza necessaria per affrontare tutto questo: “se tu potessi
avere i miei occhi e vedere quello che vedo io ti ameresti alla follia perché sei speciale e meriti tutto il
bene possibile. Hai dato. La sorte, la vita ti hanno chiesto molto, ora ti stanno dando, grazie a te, molto
ed è giusto che tu lo accetti e lo prenda perché è un tuo diritto e un dovere prendere la responsabilità
della tua vita prima di quella degli altri per essere serena e se possibile felice. Basta. Conceditelo.”
Chapter 6
Lei fa un lavoro incredibile su di sé e ritengo nessuno possa assumersene i meriti se non la paziente
stessa. Passano le vacanze e le situazioni, tanto che ci rendiamo conto di avere un grosso nodo alla
base che non abbiamo ancora azzannato. Il classico “non essere abbastanza”. Non essere sufficiente.
Non essere adeguata. Questo già nasce nelle precedenti sedute perché solo evocare la questione rende
gli occhi lucidi. Forse non sarebbe nemmeno giusto essere felici o sereni in maniera permanente anche
in amore quando per mamma non è stato così e non sono stata in grado di fare qualcosa per me o per
gli altri quando papà è morto. Chi lo sa fatto sta che non sono abbastanza. Non vado bene. Non sono
adeguata.
Nella seduta dunque lavoriamo intensamente con almeno 5 giri tra EFT-i e TAI utilizzando in maniera
spropositata PET. Una provocazione dietro l’altra che la fa ridere (ed è davvero una gioia vederla
ridere). Provocazioni generose, senza sosta, decisamente apocalittiche, fanalini di coda compresi.
Lavoriamo sul fatto che in realtà ha ragione a pensare che vale poco e non è adeguata. La sua vita i
suoi successi lo dimostrano. E ben poco si può fare in merito!Mi confida che a ben pensarci in prima
istanza è così (cioè il peggio che c’è in giro senza scampo) allora, come qualsiasi di noi farebbe, altro
giro di boa esagerando la situazione sempre di più, ma dando comunque un tocco di possibilità alla fine
e armonizzando poi il tutto. Ed è nella genesi di altri sicuri disastri a causa sua che arriva un timido
amor proprio che si prende un po’ di spazio durante e dopo la seduta!
Chapter 7
Arriva in studio dopo due settimane ed è davvero radiosa e molto bella. Al di là dei lineamenti è bella
perché emana una luce diversa, chiara, senza ombre. Il sorriso è estremamente vivo negli occhi oltre
che sulla bocca. Mi colpisce. E mi spavento dico: “Oddio sarai mica incinta???”. Lei:”Oddio no adesso
no che ansia!!!”. Le cazzate di cuore alleggeriscono e io peso già troppo.
Credo nella tecnica. Credo meno nella miracolo-terapia, ma qui è successo davvero qualcosa di
tangibile. Lei lo conferma. Ci sono alti e bassi come è normale e giusto che sia, ma ha notato un
cambiamento notevole nella gestione delle situazioni. Mi narra un episodio lavorativo che
normalmente l’avrebbe mandata in tilt per qualche tempo (sempre relativo alla sua proverbiale
incapacità e incompetenza) e che invece nonstante l’agitazione ha perfettamente gestito. Di molto
importante e fondamentale è che da tempo Ansia ha lasciato il posto a Agitazione mi dice.
Un’agitazione assolutamente normalizzata e gestibile che sa perfettamente riconoscere e non la
stressa particolarmente. Facciamo allora un giro di verità e normalizzazione su ansia e agitazione. Da
tempo inoltre Respiro sta bene e Ansiasso non è più stato necessario. E io la ringrazio infinitamente
per aver avuto un coraggio in un tempo breve da cui posso solo apprendere così come posso
apprendere la sua gentilezza e delicatezza innate.
……e tutto il resto che verrà sarà un’altra nostra storia sono desolata per voi amici miei!

THROUGH YOU AND NOT BY YOU
Mai frase fu più azzeccata o meglio si annovera nel gruppo delle citazioni che amo, che seguo come
un pilastro e a cui cerco di essere fedele e dedita.
Questo lavoro, questo progetto di vita a cui ho potuto accedere, partecipare, osservare e vivere è
stato uno dei più gratificanti degli ultimi mesi. Ve ne sono stati molti, ma ho deciso di raccontare di
questo perché sebbene vi credessi molto non sapevo, non canalizzavo esattamente che sarebbe stato
così rapido. Insomma non vedevo l’ora di lavorare per osservare dove entrambe saremmo arrivate
perché di fatto e come spesso accade nessun o nessuna paziente arrivano a te per caso e spesso
l’affettività che c’è in gioco nelle relazioni terapeutiche ti mette al centro di riflessioni comunque
personali ed esistenziali. Ci devi fare i conti anche tu a volte soprattutto quando le cose che senti o
dici risuonano in te, in prima persona, perché le hai vissute le hai provate. Hai provato cosa significa
sentirsi in scacco o senza via di uscita. Hai provato cosa significa non sentirti all’altezza o non
vedere la fine del baratro in cui sei e non credi che ce la farai. Hai provato il terrore, il panico, la
sfiducia, il dubbio e la convinzione che non ce l’avresti fatta e poi…. Arrivano loro. I nostri pazienti,
le nostre pazienti. Che ti scavano l’anima e il cuore. Che ti fanno stare ancora più male quando già tu
stai male perché non riesci a mettere lo scudo della protezione durante il lavoro e allora ti lasci
vivere perché più lotti peggio è. E la cosa bella è quando tu cominci a riofirire e allora lo stesso o la
stessa paziente diventano la tua prova per capire come stai e noti che ce la stai facendo che allora è
possibile! E li guardi e vorresti intervenire maggiormente perché il processo di stare bene, meglio
esiste davvero e vorresti dirglielo così che fosse più veloce per loro e magari dicendoglielo in effetti
fanno meno fatica, ma sai che non è corretto in nessun modo sostituirti a loro perché ciascuno deve
fare la sua strada con i suoi tempi e la sua sofferenza. Come diceva uno scrittore di noir crudo che
amo parecchio “ognuno se la sfanga da solo in ogni caso in questo mondo e in questa caxxo di vita” ed
è li che noi possiamo avere il privilegio di camminare accanto e un passo indietro in questa strada
solitaria che porta in ogni caso da qualche parte. Si inizia a camminare un passo dopo l’altro come in
monatgna facendo attenzione a dove poni i piedi in salita sudando e maledicendoti perché chi te lo ha
fatto fare e poi senza nemmeno accorgersi durante, ma dopo che è avvenuto arrivi e succede. Per Lei
e per te.

EPILOGO
Le ho chiesto di leggersi, leggermi, leggerci e se non fosse stao tutto corretto di correggere, togliere,
stralciare. Come di consueto con la Sua dolcezza accetta. Accetta con entusiasmo e serenità
consapevole del fatto che avrebbe potuto essere dura, ma anche estremamente terapeutico.
Terapeutico lo è stato per entrambe a onor del vero. Ciò che mi riferisce oltre al fatto che le è piaciuto
molto e condivide tutto è la fierezza con cui si legge.
Si splendore puoi essere davvero fiera di te.
Mi lascia lo scritto con questa frase finale che mi riempie il cuore e da un senso a ciò che
faccio:”Grazie per aiutarmi con doclezza e professionalità a prendermi cura di me. Un abbraccio”.
Vedete è dolce e speciale.

Nicole Pagliarini
Corso Bello 9
6850 Mendrisio
+41 79 476 16 99
nicole.pagliarini@supsi.ch