EFT-i e apatia

TITOLO: BLOCCO E APATIA

Eccomi a raccontare del mio incontro con EFT-i.

Sono da sempre stata una bambina molto curiosa, ma questo mio lato ha iniziato a mostrarsi veramente verso i 19 anni, quando un evento improvviso e inaspettato ha fatto capolino nella mia vita, stravolgendola. Ho iniziato a ricercare qualsiasi cosa potesse essermi d’aiuto nel sostenermi nel primo vero momento difficile della mia vita, avvicinandomi al mondo del naturale e a tutto quello che vi ruota intorno. Ed è durante questa mia ricerca tra le tecniche di auto aiuto che qualche anno dopo, mi imbatto per la prima volta in un libro in pdf, che è tutt’ora con me, chiamato “Il Codice del Benessere” e scritto da quello che parecchi anni dopo sarebbe diventato il mio insegnante di EFT-integrata: Andrea Fredi. Il connubio tra ricerca e curiosità ha fatto si che negli anni sperimentassi tantissime altre tecniche, ma ciclicamente, l’EFT tornava a bussare alla mia porta e in modo sempre più prepotente, finché durante una vacanza in Corsica, mi sono trovata a guidare una persona che aveva avuto un attacco d’ansia molto forte. Mentre guidavo lui con tutte le frasi che mi venivano in mente per riportarlo ad una situazione di calma e centratura, mi picchiettavo anch’io con l’intento di mostrargli i passaggi sui vari meridiani. Ad un certo punto ho iniziato a sentirmi io più serena e tranquilla e devo dire anche più positiva sulla situazione, visto che era solo il secondo giorno di vacanza su quattordici e la situazione sembrava veramente compromessa, in quanto la persona voleva tornare subito a casa. Una volta tornata, grata per il risultato ottenuto quel giorno e i giorni a seguire, ho cercato nuovamente informazioni su questa meravigliosa tecnica, per poi decidere di studiarla più approfonditamente.

Ad oggi EFT-i è diventato un compagno di lavoro con persone, in sinergia con quello che è il mio lavoro di Erborista e Naturopata, per andare alla ricerca della radice del disequilibrio sia esso fisico o emotivo. Questa tecnica permette attraverso un cambiamento guidato, di far venire a galla emozioni, sensazioni, ricordi, immagini, paure che hanno bisogno di essere guardate ed elaborate a livello profondo, permettendo di togliere la famosa “spina” che provoca il dolore, permettendo l’aggiornamento del proprio sistema. Ovviamente essendo un’anima in cammino, continuo imperterrita a lavorare anche su di me con EFT-i, aprendo finestre di memorie antiche o anche semplicemente per ritrovare il mio centro nei momenti di stress o paura, come quando ho ripreso l’aereo dopo 8 anni, o quando sento l’esigenza di lavorare su temi che sento di voler pacificare.

Qui di seguito vi racconto di un caso studio con questa sorprendente tecnica.

EFT-i e apatia

Francesco è un ragazzo di 28 anni che si trova in un momento di stallo. In tutti i sensi, lavorativo, amoroso, di vita in generale. Attualmente è senza lavoro, dopo diverse esperienze andate male tra cui l’ultima qualche mese fa, dove non gli hanno rinnovato il contratto, con suo enorme dispiacere e sorpresa. In casa fa il minimo sindacale e questo spesso è motivo di discussione con la madre con cui vive. E’ in sovrappeso e con qualche problema di salute dovuto ad attacchi di gotta nonostante la giovane età. Io lo seguo, da un punto di vista fitoterapico e attraverso consigli di alimentazione secondo MTC. Ma dal momento che con la madre avevamo fatto due sedute di EFT per un dolore all’anca che la tormentava, sotto suo suggerimento, abbiamo deciso di fare provare anche a lui questa tecnica energetica per cercare di “smuoverlo” un po’. Lui ha accettato ed abbiamo iniziato i nostri incontri online.

La prima seduta mi dice di sentirsi bloccato, apatico, poco costante nelle cose che fa. Gli chiedo se è sempre stato così o è un problema del momento. Racconta di essere stato sempre un po’ così, soprattutto a partire dalle scuole medie e andando avanti, tant’è che è stato poi bocciato due volte alle superiori proprio per questa sua indole che non gli faceva avere risultati sufficienti. Andando più a ritroso mi dice che alle elementari le maestre lo descrivevano come “bradipo”. Chiedo quanto valuti il suo sentirsi bloccato e apatico e lui mi riferisce un 8/9, punteggio molto alto. Se deve fare delle cose si perde e si sente “come se avesse qualcosa che lo tiene li che non gli fa fare le cose”. Alle volte si perde a leggere o divagare invece di fare le cose che dovrebbe fare. Dopo avere fatto un giro di prova insieme per mostrargli in cosa consista la tecnica, iniziamo il picchiettamento, partendo proprio dalle parole che mi ha detto lui in precedenza.

Iniziamo a picchiettare con “anche se mi sento bloccato e apatico, so che tutto ciò può cambiare e il cambiamento inizia da me, so che posso lasciare andare questo blocco e questa apatia. Tutta questa apatia che sento, tant’è che mi hanno anche definito bradipo. Tutta questa lentezza, blocco nelle risposte, voglia di non fare niente (sorride), desiderio di procrastinare, lasciare andare per il giorno dopo, non avere voglia di fare un tubo, sentirmi bloccato e apatico, sentire questa enorme pesantezza che non mi fa andare avanti, che mi trattiene dal fare e dal vivere”. Gli suggerisco di fare un bel respiro e di raccontarmi com’è andata.

Dopo questo primo giro, mi dice di aver sentito i brividi lungo la schiena e che gli viene da sorridere.

Continuiamo con un secondo giro.

“Anche se sento questa enorme pesantezza, questa apatia, questa fatica nel fare le cose, nel muovermi, nel progredire, io mi amo e mi accetto completamente e profondamente”. Qui noto che salta la frase “mi amo” e noto che sorride, allora provo con “ mi apro alla possibilità di amarmi ed accettarmi completamente e profondamente” continuo con “ anche se questa cosa mi fa un po’ ridere so che è possibile meritare amore, so che posso amarmi anche se sono bloccato e apatico, so di poter meritare amore anche se non ho voglia di fare niente, so che posso accogliere tutte le mie sfaccettature, sentire che posso essere un po’ più vitale, che posso prendere in mano la mia vita e farne un capolavoro” (sorride), “seguire la mia strada con entusiasmo, gioia voglia di fare, voglia di mettermi in gioco, desiderio di riscattare le cose che hanno detto le maestre, come essere un bradipo, utilizzare queste mie caratteristiche come un dono da dare al mondo, le mie caratteristiche che non tutti hanno, questa mia particolarità, questa mia scintilla divina.”

Al termine del giro chiedo: “Come ti senti? Come ti fa sentire il fatto che “la tua lentezza e pacatezza possano essere considerati un dono”? Mi risponde che non ci aveva mai pensato.

Chiedo: “Quanto ti senti bloccato e apatico ora?”

Risponde 7.

Facciamo un terzo giro, siamo ancora lontani dalla meta.

“Anche se mi sento ancora un po’ bloccato e apatico, mi apro alla possibilità di capire quale sia la valenza positiva del non fare niente, di questo blocco e di questa apatia. Sono pronto a vedere cosa stiano portando di buono nella mia vita, sono proprio curioso di vedere quale sia il lato positivo di questa situazione, vorrei proprio sapere cosa ci sia di positivo nell’essere bloccato e apatico, nell’essere immobile, nel non rischiare, nell’essere sempre in attesa di qualcosa, ci deve essere qualcosa di positivo che mi piace tanto, insomma avrò i miei motivi!”

Finito il giro gli chiedo se gli sia arrivata l’informazione di qualche vantaggio nel suo essere apatico e bloccato e dopo il picchiettamento dice che il blocco gli permette di fare delle cose come leggere o cucinare, che se lavorasse non potrebbe fare. Gli da tempo di fare cose che gli piacciano o studiare cose interessanti per lui.

Qualcosa si smuove! Incalzo con una domanda un po’ provocatoria, ovvero chi gli desse i soldi per vivere nel caso lui non lavorasse. Non risponde.

Allora inizio un quarto giro.

“Anche se essere bloccato e apatico ha i suoi lati positivi, come avere tempo per fare le cose che mi piacciono, tempo per leggere e studiare, tempo per cucinare, tempo per vivere, so che tutto ciò potrebbe essere possibile anche trovando un lavoro, il lavoro occupa una parte di tempo e il resto del tempo posso fare le cose che mi piacciono e che posso fare ora che sono bloccato e apatico e senza sentirmi in colpa.”

Inizia a piangere, per cui penso che il tema del senso di colpa possa essere importante. In effetti dice di sentirsi in colpa nel non lavorare e nel fare le cose che gli piacciono. Mi dice che tutti si aspettano che vada a lavorare, soprattutto sua madre, e si aspettano che dopo il lavoro lui svolga determinati compiti, mentre lui vorrebbe fare altro, come andare in palestra o giocare a basket.

Continuo con “tutto questo senso di colpa che sento perché vorrei fare le cose che mi piacciono e invece tutti si aspettano che vada a lavorare, che invece non mi va. Questo enorme senso di colpa, questo blocco tra andare a lavorare e stare a casa, e questo senso di colpa che voglio lasciare andare.”

Dopo un respiro profondo e un po’ di prostrazione sua, riparto nuovamente con un nuovo giro, il quinto.

“Anche se sento questo senso di colpa io mi amo e mi accetto profondamente e completamente” (salta di nuovo mi amo) allora continuo con “e inizio un po’ ad amarmi anche così. Mi apro alla possibilità di ricevere amore anche se sento questo senso di colpa perché non voglio andare a lavorare, vorrei fare solo le cose che mi piacciono, che mi danno felicità, tranquillità, gioia, curiosità, benessere, come quando ero piccolo, come quando erano gli altri che provvedevano a me, senza senso di colpa, perché era normale che lo facessero. Vorrei tanto tornare indietro a quando non mi sentivo in colpa a fare quello che mi faceva contento, perché nessuno si aspettava niente da me” (piange di nuovo).

Parlare di queste cose lo fa piangere, perché racconta che sua madre gli fa pesare questa sua inattività senza dirlo esplicitamente, facendogli capire che dovrebbe andare a lavorare e fare altro nel tempo che resta dopo il lavoro, alternandolo a brontolii infiniti.

Chiedendogli come si sentisse, mi dice che si sente meglio e che il blocco e l’apatia sente che forse sono un po’ andate via, ma che ha paura di poterci ricadere. Piange di nuovo.

Continuo picchiettando quello che è emerso perché non me la sento di terminare la seduta lasciandolo con questo timore.

Iniziamo con “Anche se ho paura di ricadere in questa apatia e questo blocco, so che tutto ciò può cambiare e intendo che cambi, so che parte da me, perché sono io l’origine e posso riprendere il mio potere, sono io l’artefice del mio destino, sono io che posso decidere”. Scherzo alleggerendo un po’ la seduta, come quando si è bambini dicendo “C’ho i poteri!” e continuando con, “ora sono adulto, ho capacità decisionale, posso prendere in mano la mia vita in qualsiasi momento. Anche se ho paura di ricaderci so che posso riprendere il timone della mia nave, sono io che ho il potere, il potere di cambiare idea, di riprendere in mano la mia vita ogni volta che ho la sensazione di perderla, so che ho il potere di scegliere la direzione e risollevarmi in qualunque momento.”

Chiedo come stesse dopo tutti i giri che avevamo fatto, anche se già il volto parlava chiaro. Mi dice di sentirsi più tranquillo e più leggero e di stare decisamente meglio rispetto a prima. Blocco e apatia arrivati a 2/3 con la consapevolezza che sa che può fare qualcosa, in quanto sa di essere parte attiva nel processo.

Secondo incontro

Inizio subito chiedendo: -“Come va con il blocco e il sentirti apatico?”

Risposta:-“ Va meglio ma vorrei lavorare sul fatto che quando discuto con mia madre mi viene il blocco della parola. Non parlo, lei parla parla e io ho come il cervello in blocco. Il cervello non mi comunica più le risposte, anche quando mi fa domande semplici non so cosa rispondere.” Il tema del blocco prende una sfumatura più definita, diventando blocco nell’esprimersi.

Chiedo:-“Vai in una sorta di blackout?”

Risposta: “Si, mi capita solo con mia madre perchè con gli altri non ho discussioni.”

Chiedo:-“Secondo te qual è l’emozione che si scatena quando litighi con tua mamma?”

Risposta:- “Ansia e frustrazione.”

Chiedo:-“ Quanto dai come valore?”

Risposta 8.

Picchiettiamo: “ogni volta che discuto con mia madre cado in una sorta di blackout che mi mette ansia e frustrazione, ma so che tutto ciò può cambiare e intendo che cambi, iniziando proprio ora. Mi blocco e non so più cosa dire, non mi escono più le parole, ho paura di ferirla se apro bocca, ho paura che mi escano cose troppo brutte, mi sento il sangue che arriva alla testa e mi blocca la parola, mi sento frustrato quando discuto con lei perché mi fa sentire piccolo, mi fa sentire incapace, mi tratta come un bambino, non mi sento preso nella giusta considerazione, preferisco diventare muto, però qualche parola potrei anche dirla.”

Alla domanda su come andasse dopo questo primo giro risponde cosi:-“Mi sentivo abbastanza d’accordo in quello che dicevamo.”

Chiedo:-“C’è qualcosa con cui non eri d’accordo?”

Risponde di no. Ma gli viene in mente un episodio in cui lui doveva scrivere davanti ad un medico durante una visita e la mamma gli diceva cosa e come scrivere, allora lui le disse di non rompere le scatole e sua mamma non gli ha parlato per 10 giorni tenendogli il broncio e continuando a piangere autodefinendosi una rompiscatole in tutto quello che faceva (faceva la vittima a suo dire). Anche altre volte è successo e allora lui sono anni che “quando sua mamma brontola parte in automatico il mutismo”, per evitare di discutere ulteriormente.

Domando:-“Quindi ti serve il mutismo? Ti evita rotture di scatole? Ma a te fa comodo così o lo vuoi cambiare?”

Risposta:- “ Vorrei risolvere perché è come se il cervello si scollegasse” (mi viene in mente la teoria polivagale) “e poi dopo tante ore mi arriva cosa avrei potuto rispondere”.

Provo la tecnica “forma e colore” per vedere di stimolare un po’ le sue risposte.

Chiedo:-“Se questo blocco avesse una forma quale sarebbe?”

Risposta:-“ Tipo un riccio di mare una specie di sfera nera con degli spuntoni.”

Chiedo:- “Di che materiale è?”

Risposta:-“Non saprei sicuramente nero, scuro, pesante non saprei definire.”

Chiedo:-“E’ grande o piccola questa sfera?”

Risposta:- “ Grande come la mia testa e come se l’avessi appoggiata alla fronte che mi prende da parte a parte.”

Picchiettiamo questa immagine x vedere cosa viene fuori. Dopo il primo giro il riccio è diventato una palla che si è un po’ spostata ed è diventata una cresta sulla testa che si è spostata di lato e inizia a sentire un nodo alla gola che stringe.

Gli è venuto in mente la prima volta che aveva iniziato a bloccarsi con sua mamma, raccontandomi che non si voleva esprimere per non darle pensiero visto che lei dopo la separazione da suo padre era incappata in una relazione sentimentale finita male e con episodi di stalking.

Picchiettiamo quello che è uscito.

“Anche se mi sono bloccato nella parola e nell’esprimermi con mia mamma, io mi amo e mi accetto completamente e profondamente (lo fa ridere) allora cambiamo con mi apro alla possibilità di amarmi e accettarmi, magari un giorno capiterà che mi amerò e mi accetterò così come sono.” Continuiamo con “mi ero bloccato per non dare pensiero a mia mamma. Ho cercato di salvaguardarla, mi sono bloccato per amore suo, aveva già tanti pensieri, non volevo dargliene ancora, così mi sono bloccato, non ho più detto nulla, poi questa cosa è aumentata, mi sono bloccato dappertutto, mi sono sentito che non potevo più esprimermi, che la paura di farla soffrire, mi ha completamente mandata in blackout, questo buco nero che mi sono creato da solo.”

Dopo questo giro, mi racconta una cosa che fino ad ora non era venuta fuori: alle medie lo bullizzavano e lui non diceva niente ai genitori che avevano secondo lui già i loro problemi legati alla separazione e ad una nonna che non stava bene.

Decido di fare un giro su questo che mi sembra molto rilevante.

“Anche se sono stato molto male quando mi hanno bullizzato e mi sono tenuto tutto dentro per non far preoccupare gli altri che avevano già i loro problemi, mi apro alla possibilità di lasciare andare questo dolore. Questo dolore che mi sono portato dentro che mi ha bloccato, tutta questa sofferenza e non ho potuto chiedere aiuto, non ho voluto chiedere aiuto, non ho voluto appesantire i miei genitori, questo enorme peso che mi ha affossato, è stato tutto troppo per me, mi sono tenuto tutto dentro, ma questa cosa mi ha fatto male, tutt’ora mi fa soffrire.”

Alla domanda come va, inizia a raccontarmi che inoltre a 11 anni si è operato ad un ginocchio e ha dovuto smettere di giocare anche a basket e di andare al campetto che rappresentava per lui un luogo sicuro e che aver dovuto smettere lo manteneva sempre a casa, (piange) perché a casa non poteva parlare e non aveva distrazioni da tutti i problemi della famiglia e dai suoi personali a scuola. Si teneva tutto dentro nonostante fosse piccolo, perché non voleva dare ulteriore peso alla mamma che ne aveva già tanti, mentre suo padre aveva un ristorante e aveva anche lui i suoi pensieri, dal momento che poi ha dovuto chiudere l’attività e trovare un altro lavoro.

Facciamo un altro giro su questo argomento, a mio avviso molto impattante.

“Anche se quando si sono separati i miei genitori sono stato molto male, mi amo e mi accetto completamente e profondamente.” Continuo con “avevano già tanti problemi, così ho tenuto tutto dentro e mi sono appesantito anch’io, ho sopportato tutto questo da solo, pur essendo solo un bambino, fatto tutto ciò per proteggere i miei genitori, ho fatto di tutto per non appesantirli, ma così mi sono affossato io” (piange), “mi sono bloccato completamente, è stato l’unico modo che ho trovato, fermo immobile, senza fiatare, mi sono fatto carico di tutto dimenticando una cosa molto importante, che io ero piccolo e che loro erano grandi. Io ho sopportato tutto ciò per estremo amore” (piange) “non avrei mai voluto dargli un peso in più, dimenticando che io sono figlio e loro sono i miei genitori. C’è una gerarchia nelle famiglie, chi viene prima ha la precedenza nel supportare chi viene dopo”.

Continua a piangere disperatamente ripensando a tutte queste cose a come si sentiva in quel periodo, allora gli consiglio di fare un giro di picchiettamento e uso la tecnica del film, facendolo immaginare di essere al cinema, seduto su una poltrona che guarda lo schermo dove il film sullo schermo è tutto quello che mi ha raccontato adesso, ovvero che è piccolo, lo hanno bullizzato, i genitori si sono separati e hanno dei problemi, lui non vuole appesantirli, lui che è stato operato al menisco. Si calma e mi dice che si allevia l’immagine ma non del tutto. Allora gli chiedo qual è la cosa che lo attiva di più e lui mi ripete il fatto di doversi fermare di giocare a basket e stare a casa.

Facciamo un altro giro iniziando con “ anche se mi sono dovuto bloccare, stare a casa per il ginocchio, senza poter fare niente, mi apro alla possibilità di lasciar andare questa immagine e questo dolore che mi sono portato dentro, lascio andare tutta questa sofferenza, posso guardarla con più distacco, perché ora sono nel presente e posso fare quello che voglio, anche tornare a giocare a basket se mi va, lascio andare tutto questo dolore perché ora non mi serve più, sono adulto, ne ho passate tante ma in fondo sono ancora qua” usando la tecnica della verità incontrovertibile. Continuo con “ce l’ho fatta a superare tutto, qualcuna magari ni, ma in generale ce l’ho fatta, posso prendermi le mie responsabilità come mia mamma le sue perché sono cresciuto e siamo tutti adulti ora. Non ho più bisogno di bloccarmi e autosabotarmi, d’ora in poi gioco per la mia squadra, ovvero me stesso, gioco per il mio benessere.” Decido di usare le parole che possano ricollegarsi al gioco del basket per entrare maggiormente in connessione con lui e con i suoi codici verbali.

Alla domanda come stesse mi risponde “scombussolato ma bene.”

Allora visto che dopo avrà un colloquio di lavoro (che ndr, andrà bene!), gli faccio fare un’altra tecnica energetica per il riequilibrio cosciente dell’energia, ideata da Andrea che si chiama TAI (Tecnica di Alchimia Interiore). Faccio mettere le mani sull’ombelico e gli faccio ripetere le frasi “ io sono origine, riprendo il mio potere e libero l’energia racchiusa in questa seduta che mi ha scombussolato”, e quando si sente che ha lasciato andare a sufficienza, faccio mettere le mani sul cuore e suggerisco di lasciare andare ogni forma di identificazione e attaccamento a queste cose che sono uscite, per terminare con le dita sulla fronte ripetendo la frase “genero ordine e coerenza in me rispetto a queste cose che sono uscite e che mi hanno scombussolato”.

Si sente più tranquillo così alla fine uso la frase di armonizzazione “armonizzo tutti i miei sistemi a queste nuove consapevolezze”.

Questo è uno spaccato del lavoro svolto perché abbiamo fatto cinque incontri ed abbiamo toccato altre tematiche “calde” per lui, come il rapporto con il padre e l’aspetto fisico legato al sovrappeso.

A distanza di tempo, ha trovato un lavoro che mette in campo le sue abilità informatiche e di cura del prossimo con i suoi modi pacati e tranquilli, facendo assistenza a chi non riesce ad accedere al fascicolo sanitario, in particolar modo alle persone anziane. Inoltre sua mamma mi riporta essere diventato più propositivo in casa e di essersi preso cura di sé mettendosi a dieta, iniziando a cucinare oltre che per sè stesso, anche per lei che si sente così aiutata e supportata in casa. Ha iniziato anche a costruirsi un orto.

La storia di Francesco fa capire come emozioni cristallizzate nel passato in quelle che chiamiamo “capsule spazio tempo”, possano in un qualche modo essere la causa principale di blocchi o difficoltà che non essendo stati elaborati a suo tempo, si ripresentano nel corso della vita, per essere finalmente viste. In questo caso, Francesco non era abituato a guardarsi dentro e ancor meno ad esternare il proprio sentire, per cui abbiamo impiegato un po’ più di tempo, soprattutto all’inizio, per aiutarlo a decifrare ciò che provava e per far fluire le emozioni bloccate, a causa del suo vissuto, complice la sua spiccata sensibilità. Ma una volta spianata la via, è iniziato un bellissimo processo di rinascita per lui. Le nuove consapevolezze, si sono fatte strada giorno dopo giorno, alleggerendo la zavorra che si portava dentro da troppo tempo, lasciando spazio a nuove consapevolezze e nuove credenze potenzianti per seguire il proprio sentiero interiore.

 

Elisa Brigo

Erborista – Naturopata – Riflessologa facciale
Operatrice EFT-i Master

Mail: brigo.elisa@gmail.com

Cell: 347/1141239