L’amore per mia figlia

Sento di voler aprire questa tesina ringraziando con tutto
il cuore Andrea Fredi e la sua creazione: EFT-i. Grazie alla
sua attività di divulgazione ho avuto la possibilità di
trasformare completamente la mia vita. Ero un ragazzo
molto insicuro, che si vergognava dei propri pensieri e del
proprio modo di essere. Non ero in grado di avere sane
relazioni e pensavo che non sarei mai riuscito a
combinare nulla di buono nella mia vita. Fortunatamente,
dopo l’incontro con Andrea, ho iniziato a nutrire una
nuova speranza. E’ iniziato così uno splendido percorso di
trasformazione che mi ha permesso di portare nella mia
quotidianità emozioni nuove come pace, libertà e
soddisfazione personale. Fatte queste doverose
premesse, posso iniziare il racconto che riguarda un caso
risolto di recente.

Elisa mi contatta perché vorrebbe migliorare il rapporto
con sua figlia. Percepisce chiaramente che la loro
relazione oscilla tra momenti di odio e amore e che
probabilmente persiste una sorta di simbiosi che limita lo
spazio vitale di entrambe, impedendo loro di percorrere la
propria strada in maniera serena, senza sensi di colpa e
pensieri intrusivi.
Elisa sottolinea, altresì, il suo intento di voler raggiungere
una livello di amor proprio più elevato; Spesso è molto
autocritica e si percepisce come “un peso” per gli altri. Mi
riferisce di aver sempre pensato che: “se non ci fosse
stata, sarebbe stata meglio per tutti”.
Chiaramente queste prima parole forniscono indicazioni
importanti circa credenze disfunzionali sull’identità che
questa persona trattiene nel proprio campo di
informazione. In un momento iniziale, tuttavia, non
vengono trattate, in quanto ci troviamo in una fase di
conoscenza e di racconto personale.
In quest’ottica ho ritenuto fondamentale raccogliere più
informazioni possibili per avere una panoramica generale
e per riuscire a stabilire dei collegamenti tra le varie
tematiche, anche se apparentemente la persona le
percepisce come scollegate. Questo passaggio verrà
chiarito più avanti in questo scritto.
Elisa racconta di essere cresciuta in una famiglia dove ha
dovuto occuparsi moltissimo delle esigenze della madre.
Dinamica che l’ha condotta a dover “sopprimere” le
proprie necessità per essere disponibile a sostenere
quelle degli altri.
Chiedo informazioni anche sul papà.
Viene definito come un uomo allegro, che non ha mai
fatto mancare nulla in casa. Nonostante ciò, Elisa riporta
di non essersi mai sentita vista da lui.
Chiedo se può dettagliare questo ultimo passaggio.
Mi risponde: “Sì, lui c’era ma non si accorgeva se stavo
male, non si rendeva conto che quello che la mamma mi
chiedeva era troppo per me”
Chiedo quali emozioni questo atteggiamento le
procurasse.
Mi risponde: “Non mi sono sentita amata e sento del
rancore nei loro confronti”.
A questo punto introduco una frase per stabilire una
maggiore connessione con lei e le dico: “quindi se ho
capito bene: tu eri molto piccola, e ti sei trovata a gestire
delle cose che percepivi come più grande di te, e nessuno
ha capito il peso che portavi e la sofferenza che questa
cosa provocava. Non ti sei sentita protetta neanche da tuo
papà e quindi non ti sei sentita amata.”
Elisa annuisce e risponde che si è sentita proprio così.
Le chiedo anche: “a tuo modo di vedere, qual è la
conseguenza principale per un bambino che si trova a
svolgere compiti non adatti alla sua età, al di fuori quindi
della sua portata?”
Elisa sorride e risponde in maniera molto chiara “Non si
sente all’altezza e si svaluta”.
“Immagino anche tu ti sia sentita così”, le chiedo.
Annuisce, commuovendosi.
A questo punto percepisco chiaramente di aver stabilito
una connessione con lei, in quanto è stato dato spazio a
delle parti di sé che probabilmente nessuno aveva mai
visto e accolto. Noto che il suo viso, nonostante le lacrime,
è più disteso e meno in tensione.
Le chiedo come si sente in quel momento e quali
sensazioni fisiche questo racconto le aveva suscitato.
Risponde: ” Mi sento triste, arrabbiata e a livello fisico
sento un’oppressione al petto che limita la mia
respirazione”.
Decido quindi di iniziare un giro di EFT-i proprio su questa
sensazione di oppressione, partendo con la frase: “anche
se ho questa oppressione al petto, mi apro alla possibilità
di accoglierla e di osservarla”.
Stimoliamo gli altri punti, pronunciando frasi connesse al
suo sentire: “Questa tristezza, questa rabbia e questa
sensazione oppressione”.
Dopo un primo giro mi accorgo che la tensione si allenta e
la sua respirazione migliora. Valutiamo insieme il suo
grado di libertà del respiro e afferma che se prima lo
percepiva come quattro (in una scala da zero a dieci), ora
è arrivato ad un sette.
Le chiedo di esplorare nel suo spazio personale (ad occhi
chiusi) e di notare se era emerso qualcosa.
Risponde che è emersa un’immagine di lei bambina,
molto piccola, completamente avvolta all’interno di fasce
bianche molto strette. Le chiedo quanto è intensa questa
immagine su una scala che va da zero a dieci, e la risposta
è ancora sette.
Applichiamo EFT-i a questa rappresentazione e al termine
del giro questo ricordo diventa talmente sfocato e piccolo
che non ha più alcuna intensità. Afferma inoltre che
questa immagine era allo stesso tempo un simbolo di
quanto si sia sentita oppressa dalle aspettative di sua
madre e dalla mancanza di protezione del padre.
Racconta anche per la prima volta si rende conto che non
c’era un’intenzione negativa da parte loro e che
semplicemente stavano replicando quello che avevamo
imparato a loro volta con le loro famiglie. Si rende conto che:
“hanno dato quello che potevano dare”.
A questo punto, sapendo che la connessione era forte,
utilizzo una leggera provocazione (fatta da una posizione
di centratura e amore, con un leggero sorriso) e affermo:
“si, ma tu sai che se non ci fossi stata, sarebbe stato
meglio”.
Ho sentito che era il momento di testare la carica emotiva
di questa credenza che era emersa nelle fasi iniziali del
racconto. Vedo comparire sul suo volto un sorriso e mi
risponde che lei non aveva nessuna colpa. Lei era
venuta al mondo per una scelta dei genitori e che era
normale, in quanto piccola e indifesa, che loro si
prendessero cura di lei. Elisa afferma: “..Non mi sento un
peso per questo. Se loro avevano difficoltà, le avrebbero
avute con chiunque.”
Si nota chiaramente come abbia iniziato a trasformarsi
l’orizzonte percettivo.
A questo punto verifico la carica emotiva degli altri due
elementi emersi nel racconto iniziale: “la tristezza e la
rabbia”. Per averlo utilizzo un’altra leggera provocazione e
le dico: “si, ok, ma alla fine lei ti ha chiesto tanto, lei vuole
che tu la assecondi e tu non ti senti in grado”.
Risposta: ” In effetti mi sono sentita così e mi accorgo
solo ora di aver applicato lo stesso schema con mia
figlia, avendo generato una situazione in cui lei non si
sente libera di prendere la sua strada, senza essere preda
di un senso di colpa nei miei confronti. So di amarla
profondamente ma le mie ferite hanno offuscato la mia
lucidità ed ho fatto in modo, inconsciamente, che anche
lei rimanesse legata a me. Ho proiettato su di lei le mie
paure ed il mio dolore. E nel dirlo mi rendo conto che
anche per mia madre deve essere andata così.”
Si commuove.
Le chiedo se è disposta a lasciare andare definitivamente
questo dolore. Risponde annuendo.
Pronunciamo insieme le frasi: “lascio andare
definitivamente ogni attaccamento emotivo alla rabbia, alla
tristezza e all’essermi sentita un peso e non all’altezza”.
Dopo la frase il suo corpo si rilassa e le chiedo come si
sente. Risponde di sentirsi in pace, finalmente.
Verifico che non abbia più alcuna oppressione al petto e la
verifica ha esito positivo.
Chiudiamo la sessione.
Dopo 15 giorni mi scrive di aver deciso di vendere la sua
casa per acquistarne una in autonomia, lasciando libera la
figlia di avere un suo spazio (vivevano insieme nella casa
del padre di Elisa). Riporta di sentire moltissimo amore
per sé e per la figlia e che si sente nella posizione di
sostenerla, senza invaderla, permettendole di avere le sue
esperienze e di affrontare le proprie difficoltà.

Autore della tesina: Alex Daccò, Master Pratictioner in PNL,
facilitatore nella Riprogrammazione del Subconscio (metodo Zen
Spirit) e operatore Avanzato EFT-i.
Per consulenze e collaborazioni: 339 7557925